Portualità e futuro.

“E se rovesciamo #Venezia?” Lo slogan che oggi ha riunito tutte le componenti della impresa e del lavoro della comunità portuale veneziana col preciso scopo di porre al centro il peso del porto nell’economia veneziana coglie un dato che non è discutibile. Ma certamente non semplificabile.

La forte enfasi sulla accessibilità nautica del Canale dei Petroli e la richiesta di intraprendere con urgenza le attività di ripristino dei fondali, che ha colto il senso delle comuni preoccupazioni per la recente perdita di alcuni accessi, è il dato di un’attualità che però non esaurisce un problema più generale. Semmai lo pone in una prospettiva di lungo periodo su cui permane un imbarazzante silenzio.

È questo silenzio il dato sconcertante.

Il #porto sta in una #laguna, in corso di veloce trasformazione, e non in un braccio di mare, con un’accessibilità bloccata per sempre a quota meno 12.00 mt. Una quota compatibile coi traffici attuali ma non con quelli futuri, per i quali servono tutt’altre scelte.

A questo vincolo se ne aggiunge un altro, su cui il silenzio è ancor più pesante. I limiti che il #Mose imporrà quando entrerà in funzione a difesa di Venezia dalla crescita del mare. Una incognita con diverse variabili ma una sola certezza. Una limitazione ulteriore alla accessibilità nautica. Statisticamente prevedibile e prevista.

Parliamo di prospettive lunghe come lunghi sono i cicli di vita portuali, pensando che oggi vige ancora un PRG del 1965 che nulla può dire sul futuro. La cosa che più interessa nel lungo periodo al porto di una vasta regione manifatturiera indissolubilmente legata alle filiere logistiche mondiali.

L’urgenza oggi evidenziata, domani lo sarà ancor più, e non potrà più attingere alla risorsa temporanea di scavo dei canali quando imbarcazioni più grandi saranno costrette a far rotta altrove.

Lo scenario portuale ha bisogno di una strategia nuova e di una progettualità in sintonia con gli indirizzi della economia marittima internazionale.

È bene che coloro che portano le responsabilità dirette affrontino il tema senza ulteriori rinvii ed esplorino le soluzioni proponendole alla intera comunità veneziana e non solo a quella portuale.

Quanti hanno evocato, a proposito, ma anche a sproposito, il ruolo secolare della Serenissima nella gestione della laguna, lo facevano in nome dell’intera comunità in cui sicurezza ed economia della città erano una sola cosa.

Oggi molto è cambiato, ma il tema non è diverso da allora. Lo sanno bene i veneziani ma anche il mondo che ci guarda con attenzione.

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GIOVANNI ANDREA MARTINI SINDACO
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