Il caso San Giuliano e l'intervento della magistratura a fronte di gravi inadempienze.

La soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici è l’organo istituzionale deputato alla tutela dei beni oggetto di disciplina nel Codice dei beni culturali e del paesaggio. È uno degli organi di garanzia dei beni comuni del nostro territorio nazionale e dipende dal Ministero dei beni e delle attività culturali (MIBAC) come una struttura territoriale di governo.


A Venezia la Soprintendenza è posta anche a tutela della Laguna, elemento paesaggistico inscindibile alla tutela del patrimonio culturale della città insulare ma anche della sua gronda lagunare.


Spesso succede che gli interessi privati provino a spingere per la fruttuosa appropriazione di beni che devono rimanere collettivi o comunque vincolati a prescrizioni che impediscano la loro trasformazione irreversibile a danno del valore del bene per la comunità.


Che i gli interessi privati facciano questo tentativo è nell’ordine delle cose, e le loro istanze rimangono lecite, starebbe agli organi di tutela impedire, con i provvedimenti autoritativi attribuiti dalla normativa di legge,  le trasformazioni del paesaggio e dei beni culturali  che portino alla perdita dei beni e della bellezza del nostro territorio.


Purtroppo anche l’amministrazione comunale, che dovrebbe avere come “mission” l’interesse pubblico, avrebbe come compito quello di governare i legittimi interessi, anche privati, per fare convivere ciò che una volta perso non si recupera più, l’ambiente naturale e i beni paesaggistici e culturali.


A Venezia questi principi dovrebbero essere doppiamente validi, vista la natura di bene culturale paesaggistico per eccellenza, patrimonio dell’umanità con tutta la gronda lagunare a fare da contorno e da custode della bellezza e dell’equilibrio ambientale. Ma la politica di governo del territorio attualmente vede subordinati gli interessi collettivi alle mire speculative e ai cattivi progetti della stessa amministrazione.


Il caso del sequestro di questi giorni al Parco di San Giuliano, dimostra che deve intervenire la magistratura a fronte di gravi inadempienze di tutela degli organi della soprintendenza.


Un anno fa sono iniziati i lavori per realizzare un’area di infrastrutture a “grandi eventi” e già la associazione “Amici del parco di San Giuliano” aveva denunciato le gravi carenze all’avvio dei lavori.


Le associazioni ambientaliste avevano segnalato alla Soprintendenza che nel progetto di fattibilità e in quello definitivo il parere non c'era.


I Carabinieri della Forestale di Mestre hanno posto in questi giorni sotto sequestro penale questa ulteriore parte del parco, compresa quella del "tamburello", dove è stata realizzata la colata di cemento mascherata da campi da basket. Le opere realizzate come infrastrutture ai grandi eventi non avevano l'autorizzazione paesaggistica.


Inoltre non risultano effettuate le necessarie bonifiche per la presenza di amianto nei sedimi dell’area.


La denuncia si aggiunge a quelle non meno gravi sulle ditte abusive del consorzio in punta San Giuliano favorite da questa Giunta a fronte del compito di abbattere le costruzioni abusive come prevede la legge.


Il caso della autorizzazione preventiva ai lavori per la realizzazione di un parcheggio nell’area monumentale di Forte Marghera è un altro tassello del mosaico di una distruzione di ciò che di positivo era stato fatto con il progetto europeo Di Mambro per la realizzazione di uno dei parchi più grandi e più belli d’Europa, che, guarda caso proteggono una delle fasce di gronda lagunare non cementificate (a differenza di Porto Marghera e della fascia aeroportuale che vedono un intervento antropico e cementificato che soffoca la gronda).


Tale autorizzazione è oggetto di ricorso al Consiglio superiore dei Beni Culturali e di una interrogazione al Senato allo stesso Ministro Dario Franceschini.


Il previsto abbattimento dei padiglioni storici dei primi decenni del secolo scorso dell’ex Ospedale al Mare del Lido e dell’Ex Ospedale Umberto I di Mestre, la autorizzazione allo scempio naturalistico dell’oasi degli Alberoni, si aggiungono come le perle di una collana non esaustiva di questi esempi negativi di non-tutela, che ovviamente non si fermano qui. 


La attuale soprintendente (sponsorizzata alla sua nomina dallo stesso Sindaco Brugnaro) e la precedente, si sono rivelate spesso “collaborative” nella politica di facilitazione di progetti che sottraggono bellezza e beni comuni alla collettività anche nella città insulare.


Gli episodi non si contano sulle dita delle mani, da ultimo si veda la procedura che sta portando alla modifica del cambio di destinazione dell’area Ex Gasometri in uso ricettivo alberghiero.


Queste gravi inadempienze dell’organo istituzionale cominciano ad essere troppo evidenti per essere ignorate, ed ecco che la Magistratura e il Senato cominciano finalmente ad accendere un faro sulle vergogne di una città che solo nei depliant turistici ha l’ambizione di essere patrimonio dell’Umanità.


Vogliamo vigilare su queste “crepe” del sodalizio tra una amministrazione vicina ai comitati d’affari e lontana dagli interessi dei cittadini e un organo istituzionale che viene meno ai suoi doveri di tutela.


Foto: La Nuova e Il Gazzettino

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GIOVANNI ANDREA MARTINI SINDACO
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