Sovranismo bordo laguna.

Sensibile agli umori del mondo e pronto a sfruttarli pro domo sua, il sindaco Brugnaro arringa i suoi fedeli coi toni del sovranismo di scala municipale che deliberatamente va fuori misura per il piacere suo e dei suoi uditori.

Intende così rassicurare anche il popolo leghista, perplesso di mettersi nelle sue mani ma desideroso di sbarcare in una città dove mai ha trovato audience né argomenti che non fossero riflessi del potere di interdizione regionale sulle vicende di Venezia.

Alla iconografia dell’uomo forte che le regole le impone agli altri ma non a sè manca solo l’immagine western dello sceriffo come dominus locale che, al posto della pistola, sfodera i regolamenti a suo uso e consumo affidandoli alle cure dei vice sceriffi, cui spetta il presidio tematico del prezioso territorio conquistato, da difendere ad ogni costo.

Ma questo non basta. Serve un simbolo, e non è difficile trovarlo: il palazzetto dello sport in area Pili di proprietà dello sceriffo - pardon, del sindaco -, simbolicamente immersa e congelata con tragicomica sceneggiata in un blind trust, non a caso americano, che ora viene buttata sul piatto della sfida. Guai ai vinti, se osano opporsi al vincitore. La storia si ripete.

Novello Brenno di bordo laguna, il nostro si presenta così al suo popolo promettendo il palasport come suggello al progetto di Brugnaro City, waterfront con vista Venezia, mini Las Vegas destinata e offerta ai consumi low cost di massa di tutto il mondo, con dovizia di alberghi, divertimenti e quant’altro possa, come ad esempio un casinò, fruire del marchio Venezia.

E’ questo l’universalismo che interessa a Brugnaro.

Acqua alta, inquinamento, spopolamento, malavita rampante sono materie da oppositori senza idee e senza speranze che le cose si possano cambiare.

Le cose si tratta solo di cavalcarle.

La vera modernità del populismo sovranista è questa.

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