Ritorno alla ragione.

Sembra impossibile che dopo la nomea di malversazioni e di truffa tecnico-scientifica che circonda l'intera operazione Mose ci sia chi ancora auspica che sia il Mose a salvare Venezia dalle acque alte. Sembra impossibile, ma è purtroppo vero. Quando per anni si recita la giaculatoria che il Mose, opera idraulica più avanzata al mondo e fatta per stupire il mondo, non funziona e nessuno garantisce che funzionerà perché tutte le prove tecniche e le verifiche in corso d’opera sono state evitate, e oggi non si dispone neppure di un sistema di gestione dell’apparato, è difficile fare marcia indietro. E spiegare agli italiani e al mondo che cinque miliardi e mezzo sono stati buttati, in senso proprio, a mare. Dunque il coro di politici e di tecnici annuncia trionfante: avanti col Mose, nella certezza che toccherà a qualcun altro constatarne il futuro fallimento. Esattamente come Mazzacurati aveva sapientemente organizzato e gestito. Invece è giunto il momento di dire basta. Si organizzi una vera expertise, onesta e qualificata, per un parere di verità sull'opera, e si dia il via a tutto ciò che era stato pensato e progettato per la salvaguardia di città e laguna. Tutto ciò che fu poi rigettato come la peste da Mazzacurati, geloso del suo budget esclusivo, quasi fosse privato. Ma glielo hanno lasciato fare in molti, troppi per non essere un problema. È bene che tutto questo si sappia e che la coltre del silenzio venga strappata. Città e laguna vanno gestite e mantenute secondo natura, non contro di essa, come l’evidenza insegna. Opere diffuse di rialzo di suoli, edifici, fondamente, riduzione dei flussi di entrata delle maree in laguna, opere di dissipazione di energia, e così proseguendo. Un patrimonio di idee e progetti deliberatamente imboscati a tutto favore dell'onnivora industria delle costruzioni. Questa è l’unica strada per la salvezza di Venezia e laguna. Ma dobbiamo sapere che su questa strada incontriamo il futuro del porto che non può richiedere all’infinito scavi senza aumentare il dissesto del canale dei petroli. È questa la riflessione che finora manca ma che va posta in fretta sul tappeto. È un problema di Venezia, del Veneto e nazionale. A brevissimo è convocato il Comitatone, che in quella sede venga posto il problema e si eviti che con la tecnica del fuori busta vengano infilate decisioni di segno opposto.

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