L’invito all’astensione: prima tappa della fine dell’era Brugnaro.

L’uomo è solo. L’invito all’astensione mostra la solitudine in cui Brugnaro si trova. Non era mai successo prima. L’arroganza adesso manca e la richiesta sembra quasi una supplica. Una preghiera rivolta ad una cittadinanza a cui, qualche mese dopo, dovrà chiedere di fare l’opposto, cioè di votare e di votare per lui. Quello che pretende è anche che gli elettori della lega, che ha dall’inizio del suo mandato sistematicamente tradito, rinuncino anche al principio che sta alla base del loro credo, il principio dell’autonomia. Pretendere l’astensione è un reato, ma è anche un boomerang. La sua campagna mediatica, infatti, ha risvegliato anche cittadini che non avrebbero mai pensato di votare. Ha fatto capire a molti che possono avere in mano il futuro della propria città. I bar e le strade, i pontili e le fermate dei bus hanno cominciato ad accendersi di capannelli di persone che discutono di separazione e di unione. Colui che ha tradito i suoi primi compagni di viaggio a cui aveva garantito la strada della separazione, oggi si trova a dover rincorrere le stesse forze politiche per chiedere di unirsi a lui nel tradimento del loro stesso credo. L’uomo è in confusione. Delle regole democratiche non si è mai interessato molto. Della possibilità che le persone possano esprimere opinioni non ha mai tenuto conto. Noi, invece, pensiamo che l’espressione popolare sia fondamentale. Che la democrazia abbia la sua massima espressione attraverso il voto. E che sconfiggeremo il primo cittadino perché riusciremo a far andare a votare tantissima gente. Credo che oggi tutte le forze democratiche debbano fare fronte comune nel ribadire l’importanza del voto. L’affluenza alle urne decreterà la sconfitta di Brugnaro e si potrà, poi, costruire assieme quella vasta coalizione che riporterà democrazia e un corso nuovo a Ca’ Farsetti. Il referendum, insomma, può determinare nuove prospettive e un nuovo futuro per la città d’acqua e quella di terra, ma, sicuramente dichiarerà in maniera inoppugnabile la fine del regno di chi pensava “la città sono io”.

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GIOVANNI ANDREA MARTINI SINDACO
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