Il Cappio riparte per Roma


Di Franco Migliorini

Il copione eseguito da RFI per conto di Save prevedeva un progetto di collegamento ferroviario in profondità, funzionale al marketing dell’aeroporto Marco Polo, secondo modalità che ingessassero l’assetto dell’intero quadrante Nordest del Comune tramite un treno in galleria al servizio dei voli.

Ad evitare impicci burocratici e procedurali si doveva giungere alla presentazione del progetto definitivo senza possibilità di repliche da parte della autorità locali, regione e comune, che hanno infatti taciuto e condiviso per tre anni la intera procedura, in totale assenza di dibattito pubblico, mentre questa navigava in immersione nei meandri ministeriali.

Anche in tempi di federalismo conclamato il sistema centralizzato può essere utile e infatti lo è stato. Il progetto cappio è stato presentato ai veneziani nella sua livrea paesaggistica cui sono bastati una raffica di ritocchi per accreditare le due autorità locali, comune e regione, di ferreo rigore paesaggistico. Su quello che accadeva sotto la ferrovia, un iceberg di cemento fino a trentacinque metri di profondità, non una parola.

In compenso massima enfasi a “scarsear”, secondo il lessico inaugurato dal sindaco, chiedere soldi a Roma per risarcire gli abitanti coinvolti da un cantiere che per sei anni sarà uno tsunamiche costringerà molti a scappare dopo aver visto svalutate le loro abitazioni. Vittime predestinate per causa di forza maggiore.

Ma la notizia non sarebbe completa se un noto quotidiano locale non annunciasse in contemporanea la strepitosa idea di un nuovo ponte, ferroviario e ciclabile, fino a Murano per salvare l’isola. E non è che nessuno ci avesse mai pensato, anzi, l’idea giaceva negli annali ferroviari dal 1875, solo un secolo e mezzo orsono, fino a che alcuni archeologi ferroviari non lo hanno riesumato riportandolo all’attualità come vera alternativa al cappio che strangolerà Tessera.

Coincidenza? No di certo. Semplicemente come l’informazione locale riversa notizie destinate a disorientare l’opinione quel tanto che basta per distrarla mentre il misfatto si compie. Come coi bambini prima dell’iniezione.

Ma non è detto che sia finita qui. E’ certo che tra non molto ri-spunterà l’idea della sub lagunare da Tessera all’Arsenale e, perché no, fino al Lido.

Venezia e la sua laguna il luogo ideale per esercitare le sperimentazioni più ardite, sia chiaro solo con soldi pubblici. Il Mose è stato solo il precursore di una nuova epoca di sfide hard ad un ambiente soft. Venezia merita questo e altro.


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