Freak of Nature: quando tocca all’arte portare alla ribalta i problemi

Lo street artist mette in mostra tutte le difficoltà civiche ed economiche della città

Quando l’arte smette di essere arte per se stessa e assume anche finalità civiche, può centrare risultati con un’immediatezza che altre forme di impegno indubbiamente non hanno. È quel che dimostra in modo evidente lo street artist “Freak of Nature”, che dopo Venezia, ha censito i negozi sfitti di Mestre, contraddistinguendoli con le ormai note canne di bambù.

Per Confesercenti il problema sta soprattutto negli affitti commerciali, che arrivano a costi improponibili per attività medio-piccole, e nella concorrenza delle vendite on-line, che sta spiazzando perfino i centri commerciali. Posizione assolutamente condivisibile. La questione, però, è più complessa di così: riguarda dove sta andando la città in generale.

Tanto Venezia quando Mestre hanno smesso di avere, purtroppo, un progetto di città: sono sempre meno sentite come città da chi ci abita. A Mestre la gente non va comunemente per passare il tempo: il massimo è l’aperitivo, per il resto la vita si gioca altrove. Ma nemmeno a Venezia le persone vanno più in certi campi, per non parlare di Piazza San Marco.

L’assessore Costalonga si è affrettato a commentare che alcuni negozi che a Venezia erano stati segnati col bambù hanno già riaperto, salvo non citare altri che nel frattempo hanno chiuso. E, su Mestre, ha detto che il problema sta soprattutto nella mancanza di parcheggi.

Ma non è questo il problema vero: è il senso di città che non c’è. È il motivo che manca per andare a Mestre, o anche a Venezia, a parte il bacaro tour. La risposta la maggioranza non ce l’ha. Infatti l’assessore vuole lanciare un concorso di idee per pensare a come rendere Mestre più attrattiva. Sono i contenuti che possono attrarre: se non ci sono, o non cambiano, è difficile invertire la tendenza.


Giovanni Andrea Martini